ARCHEOLOGIA E FOTOGRAFIA
DUE APPROCCI DIVERSI PER OSSERVARE IL PASSATO



Sabato 24 giugno 2017, ore 11:00
Lungadige Galtarossa, 21 - Verona

MARIO FALES, Professore ordinario di Storia del vicino oriente antico nell'Università di Udine e MASSIMILIANO GATTI, artista, dialogano sui rapporti e contaminazioni tra archeologia e fotografia contemporanea. Modera ANGELA MADESANI, curatrice e docente di Storia della Fotografia all'Accademia di Brera e allo IED di Milano.


Massimiliano Gatti, Le pietre di Jerwan, 2016, installation view – Archeologie del presente, foto Michele Alberto Sereni


Uno studio scientifico e filologico, volto a indagare le radici della nostra civiltà, e uno sguardo artistico, che riflette sulle tracce dell’uomo da un punto di vista soggettivo e personale.
È proprio questo il punto focale della conversazione tra Mario Fales, Professore ordinario di Storia del Vicino Oriente Antico dell'Università di Udine e Massimiliano Gatti, fotografo e artista, in mostra con il suo progetto Le pietre di Jerwan. I due hanno partecipato alla missione archeologica dell’Università di Udine (progetto PARTEN, 2012), lavorando insieme per studiare le antiche scritte del ponte dell’acquedotto di Jerwan costruito sotto la guida di Sennacherib, il re assiro, che fu in grado di portare l’acqua a Ninive da cinque fiumi, oggi sito assiro nel Kurdistan iracheno.
Ora si ritrovano in Galleria, per raccontare una storia millenaria dal fascino immutato.
Francesco Bletzo

Frederick Mario Fales
(Baltimora, USA, 1946) è stato fino al 1/XI/2016 Professore Ordinario di Storia del Vicino Oriente antico all'Università di Udine, dopo insegnamenti tenuti alle Università di Venezia, Padova e Verona dal 1974 in avanti. Specialista della storia e dei testi degli Assiri e degli Aramei (IX-VII sec. a.C.), ha curato l'edizione delle tavolette aramaiche d'Assiria (1986) e l'editio princeps dei testi amministrativi assiri in caratteri cuneiformi da Ninive (1992-1995, con J.N. Postgate). Sintesi storiche del periodo sono apparse in L’impero assiro. Storia e amministrazione (IX-VII sec. a.C.), Roma-Bari (Laterza) 2001; e in Guerre et paix en Assyrie: religion et impérialisme, Paris (Cerf) 2010. Di recente ha pubblicato (con G.F. Grassi), L'aramaico antico: storia, grammatica, testi commentati, Udine (Forum ) 2016. E' autore di ca. 200 tra articoli, voci di enciclopedia, recensioni. Ha condotto scavi archeologici in Iraq, Siria e Turchia: in uno scavo nella Siria settentrionale ebbe la rara fortuna di scoprire un archivio di tavolette assire e aramaiche: Tell Shiukh Fawqani, 1994-1998, I-II, Padova 2005 (con L. Bachelot). Di recente, nel Kurdistan iracheno, ha studiato i monumenti assiri della regione e ripubblicato le loro iscrizioni (2012). Dopo il 2000, sotto la spinta delle gravi urgenze odierne, si è interessato alla politica delle antichità in Oriente nel Novecento e oltre. Sua la storia del Museo di Baghdad, dalla nascita per impulso inglese nel 1923 fino a Saddam e alla razzia avvenuta sotto George W. Bush: Saccheggio in Mesopotamia, Udine (Forum) 2004, che fu finalista al Premio Viareggio 2005. Anche il saggio Quel treno per Baghdad, in S. Malatesta (a cura di), Quel treno per Baghdad, Vicenza (Neri Pozza) 2013, 49-92, si situa in questa vena. Un altro tema di ricerca di suo interesse è la storia della medicina mesopotamica antica: oltre a contributi minori, nel 2016 ha pubblicato Anatomy and Surgery in Ancient Mesopotamia: A Bird's Eye View, in H. Perdicoyianni-Paléologou (a cura di), Anatomy and Surgery from Antiquity to the Renaiisance, Amsterdam (Hakkert), pp. 3-71. Un libro sul medesimo tema in italiano, assieme ad alievi e collaboratori, è in corso di preparazione. Di recente, ha curato la mostra di antichità dalla Mesopotamia antica e regioni adiacenti daòl titolo Prima dell'alfabeto.Viaggio in Mesopotamia all'origine della scrittura, Palazzo Loredan (Venezia), 20/I – 25/IV 2017; inoltre (con R. Del Fabbro) ne ha redatto il catalogo dettagliato dal medesimo titolo (pp. 276, 300 ill., Firenze, Giunti Editore). E' Socio Effettivo dell'Accademia Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti (Venezia) dal 2008. Il 15 giugno 2017 ha ricevuto, alla presenza del Capo dello Stato, il “Premio Tartùfari” per la Storia e le letterature orientali presso l'Accademia Nazionale dei Lincei.

Massimiliano Gatti si laurea in Farmacia e si diploma in Fotografia al Cfp R. Bauer di Milano. Da diverso tempo porta avanti la sua ricerca artistica sul territorio medio orientale. Fotografo al seguito di missioni archeologiche in Medio Oriente (dal 2008 al 2011 a Qatna, Siria e dal 2012 nel progetto PARTeN nel Kurdistan iracheno) ha modo di vivere e approfondire la conoscenza di quelle terre ricche di Storia e di storie. Con un approccio documentaristico, ma lontano dal reportage, la sua ricerca spazia dall'esplorazione del passato, dei resti e delle rovine degli antichi, fino all'osservazione della poliedrica realtà contemporanea, suggerendo la propria riflessione personale. Ha partecipato a numerose mostre personali e collettive in Italia e all'estero. Tra le più recenti: Nuove acquisizioni. Inediti e riscoperte dalla collezione della Galleria Civica di Modena, Palazzo Santa Margherita, Modena, a cura di Gabriella Roganti. Passages, California Museum of Photography, Riverside (USA) a cura di Jonathan Green. Passages: selected images from Syria and Iraq, Istituto Italiano di Cultura, Los Angeles (USA), a cura di Jonathan Green. Passages, Istituto Italiano di Cultura, Washington (USA), a cura di Jonathan Green, The day memory dissolved, Italian Academy @ Columbia University, New York (USA), a cura di Renato Miracco. Le sue opere fanno parte di collezioni private e pubbliche tra cui: Fondazione Fotografia (Modena), Galleria Civica (Modena), Collezione BNL, California Museum of Photography (Riverside, USA), Musei Civici (Monza), Musei Civici (Pavia).