Roberto Pugliese
La finta semplice


Chiesa di S. Francesco al Corso
Museo degli Affreschi
"G.B. Cavalcaselle" alla Tomba di Giulietta

via Luigi da Porto 5 - 37121 Verona

a cura di Valerio Dehò, promossa da ASLC progetti per l’arte
in collaborazione con la Direzione Musei d’Arte e Monumenti del Comune di Verona, Studio la Città e Veronafiere

15 ottobre – 6 novembre 2016
Inaugurazione: venerdì 14 ottobre, ore 19:30 (su invito)






In occasione della dodicesima edizione di ArtVerona, ASLC progetti per l’arte presenta, nella storica cornice della chiesa di San Francesco al Corso – Museo degli Affreschi, l’installazione site specific del giovane sound artist napoletano Roberto Pugliese, curata da Valerio Dehò. L’intervento realizzato in collaborazione con i Musei d’Arte e Monumenti del Comune di Verona, diretti da Margherita Bolla, lo Studio la Città di Hélène de Franchis e Veronafiere, si inserisce tra i collateral che ogni anno la fiera promuove in città in concomitanza con la manifestazione. Il tema di quest’anno sarà legato alla vita e alle opere di Wolfgang Amadeus Mozart.

Ispirandosi all’aspetto più innovatore della poetica mozartiana, Roberto Pugliese celebra con questo progetto il Mozart contemporaneo, sperimentatore incompreso del proprio tempo. Nell’installazione pensata per gli spazi della chiesa di San Francesco al Corso, il suo intento infatti è quello di creare un dialogo tra musica ed arti v isive utilizzando strumenti dell’immaginario classico, ri-contestualizzandoli in chiave installativa. Le sonorità contemporanee di Pugliese riecheggeranno di fronte all’organo di questa suggestiva location, parte del rinnovato e ampliato Museo degli Affreschi, che conserva i cicli più importanti della pittura veronese staccati fin dal sec. XIX dalle sedi originarie. Lo spettatore si troverà così immerso in un’esperienza multisensoriale: avvolto dall’innovativa musica di Pugliese potrà percorrere un viaggio attraverso i secoli nella città dipinta.

L’installazione, intitolata La finta semplice (come una delle opere meno note di Mozart), si compone di strumenti a corda sospesi con cavi d’acciaio (contrabassi, violoncelli, viole e violini), collegati ad un sistema di riproduzione multicanale che consente a questa “orchestra” virtuale di riprodurre una partitura composta ad hoc dall’artista stesso.
Il titolo contiene in sé l’ambiguità di un’opera che nella sua apparente semplicità cela un lavoro concettuale ben più complesso. Partendo da un organico “classico”, Roberto Pugliese vuole farsi testimone della contemporaneità nella consapevolezza, tutta mozartiana, che solo le opere innovative hanno in sé la forza di affascinare ed emozionare autore e pubblico in modo da resistere nel tempo.

Così infatti l’artista descrive l’idea che sta alla base del suo lavoro:
[…] Sebbene nel secolo scorso il linguaggio musicale si sia arricchito della dissonanza e di un interesse al timbro mediato da nuove possibilità strumentali e dall’utilizzo del mezzo elettronico, oggi come allora il pubblico ha difficoltà ad accogliere il “nuovo”. Ma è solo grazie a compositori innovatori come Mozart che oggi esiste un’idea comune di musica. Il dovere del compositore odierno è quello di guardare altrove utilizzando i mezzi a sua disposizione e di allargare le prospettive dell’ascolto anche se queste vanno oltre l’accettazione comune. La concezione di musica e delle arti tutte è mutata e sempre più frequenti sono i fenomeni legati alla loro commistione che ha aperto la strada verso la plurimedialità.

Roberto Pugliese, di recente vincitore del secondo premio “Fondazione VAF” affronta con le sue opere, tematiche che vanno dalla musica all’arte elettronica; dall’eco art all’etica della natura. I suoi lavori, composti nella maggior parte dei casi da apparecchiature elettroniche ed elettriche, impianti sonori ma anche elementi naturali, contengono innegabilmente in sé una forte componente umana ed organica. Installazioni nelle quali è centrale l’interazione tra l’analisi dei fenomeni naturali, la loro rilevazione diretta e la traduzione mediante computer e che proprio per questo molto spesso assomigliano più a esperienze multisensoriali in continua e costante evoluzione, nelle quali la variabile dell’ignoto ha ampi margini di rappresentazione.

Citando lo stesso artista: “L'idea del lavoro nasce dalla ferma volontà di sperimentare una prassi altra alla "forma concerto", che accomuna da sempre tutta la musica strumentale e non. Con l'avvento della musica contemporanea è divenuta sempre più complessa la gestione della performance musicale con e nello spazio che la circonda, essendo il risultato musicale ormai non più solo diletto acustico, ma sperimentazione timbrica spesso rivolta ad un pubblico non ancora pronto a riceverla. Questa esigenza è all'origine di metodi di fruizione alternativi come gli happening, le installazioni immersive e buona parte della Sound Art. L'opera cerca di instaurare un dialogo tra la sperimentazione strumentale musicale contemporanea e le arti visive, offrendo al fruitore una chiave di ascolto differente […]. All'interno di ciascuno strumento dell'opera è inserito un altoparlante di altissima qualità, che riproduce fedelmente la registrazione ad esso associata. Il contrasto tra un organico strumentale classico e il risultato sonoro contemporaneo unito alla libertà di fruizione e all'aspetto visivo articolato, restituisce un'opera in equilibrio tra passato e presente che valorizza e contestualizza un'idea di musica nuova.



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